
"La farfalla non conta gli anni, ma gli istanti: per questo il suo tempo le basta".
Tagore
La primavera, con i suoi risvegli, diventa fonte d' ispirazione, ancor più in questo momento, che, a causa delle restrizioni causate dal Coronavirus, i ritmi si sono allentati e c'è tempo per soffermarsi a guardare e ad ascoltare.
L'accostamento tra questi due eventi così contrastanti, la primavera e la pandemia, mi suscita una similitudine: noi, come tante crisalidi chiuse nel proprio bozzolo.
Da sempre la crisalide è simbolo di cambiamento. La meravigliosa e stupefacente metamorfosi, che permette di diventare una farfalla è un processo che ancora affascina e che sottende il mistero straordinario della natura e della vita.
Rappresenta quel cambiamento che implica una crescita, un esplicarsi delle proprie potenzialità al massimo livello.
È quel protendersi dalla terra al cielo, l'elevarsi che di per sé rappresenta anche una crescita spirituale.
Ma se pensiamo al fenomeno della metamorfosi e proviamo ad applicarlo al nostro "dopo", che significato può avere? Chi o cosa subirà questa metamorfosi?
Forse noi, che non solo riacquisteremo le nostre sicurezze, ma potremo esprimere appieno quello che abbiamo intimamente custodito e alimentato nel nostro bozzolo in questo lungo periodo di costrizione?
E alla fine ognuno con le sue ali nuove, colorate, sgargianti, a guardare il mondo con occhi nuovi; a sperimentare un movimento leggero e delicato, un po' incerto all'inizio, perché si affaccia su qualcosa di in parte sconosciuto.
Richiede uno sguardo che dall'esterno si muove all'interno e viceversa, e permette di sperimentarsi in nuove forme, meno familiari forse, ma che in fondo fanno parte di noi, del nostro istinto.
Sto parlando del contatto con gli altri, del piacere di vedersi, abbracciarsi e ridere insieme; sto parlando di una vicinanza anche più intima, quell'antica capacità di sentire con l'altro, di leggere lo sguardo e il comportamento dell'altro per decifrarne le emozioni e riuscire a portare reale vicinanza anche solo per il nostro esserci.
E poi parlo dello sguardo all'interno di ognuno di noi, alla possibilità di trasformare questo momento e il "dopo" in un sostare consapevole, con me, in ascolto di me, di quello che sento, di ciò di cui ho bisogno ora.
E se è vero che la metamorfosi comincia prima, quando la crisalide è dentro il bozzolo, anche la nostra trasformazione sta avvenendo ora, prima del "dopo".
Per qualcuno essa passa attraverso il dolore e la perdita, nell'esperienza diretta della malattia sulla propria pelle o su quella di un proprio caro.
Anche questo è un percorso trasformativo, perché il dolore lo è.
Siamo passati da una fase di automatismi, dettati dalle incombenze del quotidiano che non lasciano spazio a domande o a deviazioni, come il bruco, che nella prima parte della sua vita mangia, dorme e cresce.
Ora è il momento della crisi trasformativa, in cui le domande si fanno spazio dentro di noi e mettono in discussione le nostre scelte consolidate.
La parola crisi significa scelta, decisione e in essa è già insita la motivazione al cambiamento, la spinta ad attivarsi.
Il bruco risponde ad un istinto quando crea il bozzolo.
Anche in noi vince la stessa spinta vitale, che ci porta ad esprimere il nostro potenziale, ad autorigenerarci, come sappiamo fare istintivamente.
Socrate dice: "L'anima, come il giardino, va fatta, va coltivata. Richiede attenzione. Richiede bellezza. Richiede apprendimento".